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EBOLA: RIENTRO DI LAVORATORI DALL’AFRICA – CHE FARE.
[23/10/2014]

di Graziano Frigeri


(Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 1 Febbraio 2015)

Numerosi datori di lavoro, anche su sollecitazione dei Lavoratori, ci interpellano manifestando preoccupazioni in ordine alla possibile diffusione nel nostro Paese del virus Ebola. In particolare desta apprensione l’eventualità del rientro al lavoro di lavoratori africani che dopo un periodo di soggiorno nel Paese d’origine.
Nell’ottica di fornire supporto alle Aziende, consapevoli della rilevanza del problema, ma anche allo scopo di evitare eccessivi allarmismi ed ingiustificate reazioni, riteniamo utile fare il punto della situazione, sulla base delle informazioni attualmente disponibili, provenienti da fonti ufficiali: Ministero della Salute e Organizzazione Mondiale della Sanità.

1) LA MALATTIA DA VIRUS EBOLA (MVE)
Si tratta di una malattia grave, con comparsa improvvisa di febbre elevata, estrema stanchezza (astenia), dolori articolari e muscolari, mal di stomaco, mal di testa, mal di gola. Successivamente compaiono vomito, diarrea, arrossamento diffuso della cute, delle congiuntive, tosse, singhiozzo, dolore al petto, difficoltà respiratorie. Intorno al settimo giorno possono comparire gravi emorragie, esterne (naso, bocca, cute) ed interne (stomaco, intestino, polmoni, utero). La conferma della infezione da virus Ebola è effettuata mediante test virologici. L’attuale epidemia ha una mortalità di poco superiore al 50% dei casi.
Il periodo di incubazione varia da 8 a 10 giorni.

NON È POSSIBILE, ATTUALMENTE, IDENTIFICARE I PAZIENTI DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE.

DURANTE IL PERIODO DI INCUBAZIONE IL PAZIENTE NON TRASMETTE IL VIRUS.

IL PAZIENTE DIVENTA CONTAGIOSO QUANDO COMPAIONO I SINTOMI.

La trasmissione del virus (contagio) avviene:
a) per contatto diretto con sangue, liquidi biologici o materiale biologici;
b) per contatto indiretto con oggetti contaminati (es: aghi);

IL CONTAGIO NON SI TRASMETTE PER VIA AEREA, cioè senza contatto diretto con liquidi biologici o materiali contaminati da liquidi o materiali biologici (sangue, urina, feci, vomito, sperma, saliva ecc.).
La probabilità del contagio, bassa all’inizio della malattia (quando è presente solo febbre) aumenta con la comparsa dei sintomi più gravi (vomito, diarrea, emorragie).

2) L’ATTUALE EPIDEMIA

Iniziata nel 2013, l’attuale epidemia di Ebola interessa una zona limitata dell’Africa occidentale: Guinea, Liberia, Sierra Leone..
Al 1 Febbraio 2015 si sono registrati 22.460 (di cui 13.810 confermati in laboratorio)con 8.966 decessi.
GUINEA: 2.975 CASI, 1.944 DECESSI; LIBERIA: 8.745 CASI, 3.143 DECESSI; SIERRA LEONE: 10.740 CASI, 3.276 DECESSI.
ATTUALMENTE L’EPIDEMIA NON E’ PRESENTE IN ALTRI PAESI AFRICANI.
SENEGAL e NIGERIA, in cui si erano registrati casi importati, sono stati dichiarati “liberi da Ebola” rispettivamente il 17 e il 20 Ottobre 2014, cosi come la Repubblica Democratica del Congo.
Nel MALI sono stati registrati 6 casi, tutti deceduti.
Negli USA, finora sono stati segnalati 4 casi, tutti in persone che hanno assistito malati di Ebola, di cui uno deceduto. Gli altri sono guariti, e tutti i contatti hanno superato indenni il periodo di quarantena di 21 giorni.
In SPAGNA una infermiera, contagiata per contatto con missionari provenienti dalle aree infette, deceduti, è guarita. Tutti i contatti hanno superato indenni il periodo di quarantena.
Un caso è in corso di trattamento nel Regno Unito.
ITALIA: un medico italiano di Emergency, Contagiato in Sierra Leone, ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma, è stato dichiarato fuori pericolo.

3) PRECAUZIONI E MISURE IN EUROPA E IN ITALIA

IL RISCHIO DI PROPAGAZIONE DELLA EPIDEMIA IN OCCIDENTE È MOLTO BASSO.
Una nota congiunta OMS-ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), costantemente aggiornata, specifica le misure di prevenzione e protezione da adottarsi per i lavoratori sanitari addetti alla cura ed alla assistenza dei malati di Ebola. Per gli altri lavoratori la nota specifica che “Per i viaggiatori d’affari, è estremamente debole il rischio di infezione da virus Ebola durante una visita in una regione colpita e di contrarre la malattia al ritorno, anche qualora la visita comporti spostamenti verso le zone dove sono stati segnalati i casi primari. Perché ci sia trasmissione, è necessario il contatto diretto con il sangue, con le secrezioni o con altri liquidi biologici di persone o di animali infetti, vivi o morti, il che è poco probabile per un viaggiatore medio.

IL RISCHIO DI IMPORTAZIONE DEL VIRUS DA PARTE DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI È PRESSOCHÉ INESISTENTE:.
Infatti, gli eventuali contagiati prima dell’imbarco manifesterebbero i sintomi già durante la navigazione. Lo stato di salute degli immigrati via mare viene sempre accertato prima dello sbarco nell’ambito delle misure adottate per il controllo della immigrazione clandestina.

4) CONCLUSIONI:

NON ESISTE, ATTUALMENTE, ALCUNA RAGIONE PER PRENDERE MISURE PARTICOLARI NEI CONFRONTI DI LAVORATORI CHE RIENTRINO AL LAVORO DOPO AVER SOGGIORNATO IN PAESI DIVERSI DA QUELLI NELL’AREA EPIDEMICA.

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La riproduzione del presente articolo è libera purché siano citati fonte e autore: Graziano Frigeri, Blog Euronorma (www.euronorma.it/blog)
(Le informazioni vengono aggiornate periodicamente, pertanto è consigliabile inserire il link alla presente pagina.)
(Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 1 Febbraio 2015)

autore: Graziano Frigeri

In evidenza:

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COMMENTI

  • Buongiorno un informazione, nel caso in cui il datore di lavoro mi abbia richiesto certificato medico per rientro a lavoro, certificato che la dott.sa mi ha fatto A PAGAMENTO scrivendo solo che AL MOMENTO della visita non risultavo avere sintomi in corso.. detto certificato a chi deve essere a carico??Il mio rientro proveniva dal Kenya…zona totalmente fuori pericolo.Grazie

    • Buongiorno,
      il datore di lavoro non aveva alcun titolo o diritto per chiedere certificati di alcun tipo. Qualora il datore di lavoro intenda far verificare, di sua iniziativa, l’idoneità fisica del lavoratore, deve richiedere una visita all’ASL ai sensi dell’art. 5 della L.300/70. Le visite fatte dal Medico Competente Aziendale, infatti, non sono effettuate per iniziativa del datore di lavoro, ma in quanto imposte dalla legge. Nel caso specifico, premesso che, come ha detto Lei, il Kenya non rientra fra le zone in cui c’è epidemia (e neppure, al momento, singoli casi) ritengo che sussistano i presupposti per chiedere quantomeno il rimborso del costo sostenuto per il certificato. Le consiglio di rivolgersi al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza della Sua Azienda.

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